• Dott.ssa Alessia Frasson

Perchè non denunciano?


Questo articolo è riferito al video girato in collaborazione

con lo Studio Legale Busetto,

dove mi occupo del Capitolo 3 della violenza sulle donne,

e in particolare dei fattori che rendono difficile per la vittima di abusi il fatto di denunciare e uscire da una situazione pericolosa.

Sappiamo che il pensiero immediato per definizione è: ma non basta che denunci?

Non può semplicemente andarsene?

Come vedremo, non è così semplice.

Premetto che quando parliamo di violenza intendiamo non solo quella fisica, ma anche quella psicologica ed emotiva.

Vediamo i quattro fattori principali che tendono a far restare la vittima nella situazione di abuso.

1. Il primo punto riguarda l'isolamento sociale: il partner abusante infatti, anche in breve tempo, fa in modo di deteriorare e annientare la rete sociale (familiare e amicale) della vittima. Questo comporta il suo mettersi al centro del mondo della vittima stessa, che, anche per paura di restare da sola, resta nella situazione di pericolo nonostante tutto.

2. Il secondo punto riguarda la cosidetta "violenza economica": in questo caso le vittime vengono neutralizzate dal punto di vista finanziario. Spesso i conti condivisi vengono bloccati, oppure al partner abusato viene dato solo un determinato budget da gestire. Vi è quindi una sottomissione importante anche dal punto di vista economico.

3. Il terzo punto riguarda le motivazioni di tipo "formale" e religioso. Infatti, spesso è preferibile veicolare il messaggio che la relazione di coppia e il matrimonio funzionino. Specialmente per chi si identifica in maniera molto forte dal punto di vista religioso, il fatto di fare scalpore mettendo fine ad una relazione risulta quasi un taboo.

4. Il quarto punto è quello più insidioso: il senso di colpa.

Infatti vige un clima di ricatto emotivo continuo, in cui l'"aguzzino" fa sentire la vittima responsabile per i comportamenti violenti che egli stesso attua. Questo senso di colpa, uno dei sentimenti negativi più forti che possiamo sperimentare, viene utilizzato dal partner anche nei momenti di "tregua", e questo porta la vittima a provare compassione e a perdonare tutti i comportamenti, certa che quella "tregua" sia l'inizio di un cambiamento duraturo. Purtroppo sappiamo che ciò non accade, e i momenti positivi in questo tipo di relazioni disequilibrate e altalenanti durano neanche il tempo di un sospiro.

Quale strategia?

Non c'è una strategia univoca, poiché è sempre necessario considerare attentamente gli elementi soggettivi e la dinamica peculiare di coppia.

Tuttavia, sappiamo che il primissimo passo è quello di portare la vittima a fare una valutazione oggettiva della situazione, facendo in modo che si renda consapevole del pericolo.

Un primo intervento da parte di familiari e amici, seppure molto faticoso, potrebbe indurre la vittima a provare a cercare un aiuto professionale.

In terapia infatti, potrà trovare quello spazio in cui il giudizio viene sospeso, e analizzare la situazione trovando la forza di agire per attuare un cambiamento.

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*Hellsberg M., Heise L. (2005)

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