• Dott.ssa Alessia Frasson

La vegetariana


Oggi parliamo del libro di Han Kang "La Vegetariana".

Ve ne parlo perché è un romanzo che parla di tante donne che ho conosciuto.

Quelle donne che ad un certo punto decidono di dismettere i panni della "fata turchina" e tirare fuori la loro personalità.

E' un libro certamente particolare, ben scritto e coinvolgente per le tematiche psicologiche delicatissime che tratta.

La protagonista, Yeong-hye, alla quale viene data voce solo attraverso i racconti dei suoi sogni, viene inizialmente descritta dal marito come "insignificante" e dalla "personalità passiva". La donna in seguito ad un incubo sugli animali e la violenza, decide di diventare vegetariana, anche se poi si comprenderà come sia realmente vegana, poiché non mangia né carni né i derivati.

Questa donna estremamente remissiva e sottomessa per abitudine sembra essere riconosciuta da tutti solo per queste caratteristiche negative quanto comode, poiché non creano particolari problemi.

Questo fino a quando Yeong-hye non si rivelerà più determinata che mai nel portare avanti la sua scelta vegana, superando violenze fisiche e psicologiche sia del marito che della famiglia di origine.

Risulta nel libro sempre più evidente come questa donna, da sempre sottomessa e al servizio di chiunque la circondi, scolvonga tutti gli equilibri di coppia e familiari con questa sua presa di posizione.

La sua decisione per altro sembra dettata inconsciamente non dal fatto si seguire un determinato regime alimentare, quanto più di uscire dall'ombra e prendere una posizione.

Sembra che Yeong-hye voglia essere vista per quella che è.

Il suo primo tentativo forte di ascoltarsi come persona e di essere quindi autentica viene travisato completamente, e lei viene portata all'esasperazione. Sembra che gli altri non riescano ad abbandonare l'immagine (seppure così negativa) che hanno di lei: è per loro intollerabile che questa donna abbia qualcosa da dire.

Tutti coloro che professano amore e devozione per lei, non sono stati in grado di tollerare che esprimesse una singola scelta nella sua vita.

Perchè?

Semplicemente erano abituati al fatto che lei fosse sempre accondiscendente.

Erano abituati al fatto che non avesse opinioni o idee così come era comodo che fosse una persona all'apparenza piatta e che "non pianta grane".

In buona sostanza credo che questo romanzo parli di equilibri di potere sbagliati.

E' proprio per mantenere il potere che tutti, sia il marito che i familiari, impediranno a Yeong-hye di seguire la sua scelta, facendola apparire come un capriccio prima e come una malattia poi.

Yeong-hye si rifugerà in uno stato di catatonia.

Alla fine lei non vuole davvero smettere di vivere.

Lei vuole smettere di vivere come quelli che la circondano.

Per concludere, credo che la soluzione positiva e la chiave di svolta quando si parla di intolleranza sia proprio il rispetto.

Rispetto per le differenze individuali e ricerca del compromesso.

Incontrarsi, invece che scontrarsi.

Lettura consigliatissima, riflessioni assicurate.

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