• Dott.ssa Alessia Frasson

Tra nuove dipendenze e hikikomori


Hai già sentito parlare di hikikomori?

In giapponese questo termine può essere tradotto come "isolarsi".

Abbiamo già parlato di come l'adolescenza sia il periodo dedicato prevalentemente alla definizione dell'identità. L'inizio della scuola superiore così come l'approccio ad una carriera lavorativa o universitaria può creare una frattura proprio in quell'identità che va formandosi. Le paure di affrontare nuove esperienze e quelle di fallire, possono diventare così grandi da costituire un blocco che questi ragazzi vivono come insormontabile.

Nella ricerca della definizione di sé stessi alcuni ragazzi, per caratteristiche personali, familiari e scolastiche, prendono la decisione di interrompere i contatti con il mondo.

Alcuni di loro vivono il web come un territorio d'eccellenza per conoscersi e comprendersi. Per trovare ascolto ed essere capiti, con l'ausilio di quel filtro che è lo schermo di un computer.

Spesso i genitori confondono questi comportamenti dei figli e li scambiano per una dipendenza dai video games o dal web. Certo, lo schermo di un computer può essere un buon filtro per proteggersi dal mondo. Ma questo non significa che ci sia una dipendenza.

Quella che attualmente è una vera e propria sindrome, quella degli hikikomori, parla di isolamento più che di dipendenza dal web o dalla tv. E non si tratta nemmeno di vissuti depressivi: è qualcosa di ancora differente, che ha a che fare con il rifiuto di mettersi in relazione con l'altro.

In questa dimensione possiamo comprendere come le accuse e gli attacchi non riportino i ragazzi alla realtà.

Anzi, non fanno che incrementare la loro voglia di isolarsi e dare loro motivi validi per farlo.

In questo caso le vostre armi più potenti sono il dialogo e la condivisione.

Tante volte questi ragazzi sono stati lasciati a loro stessi e hanno sviluppato un loro modo di affrontare la realtà. Un modo che non è funzionale con i bisogni relazionali che loro rifiutano e rigettano con forza.

Accettare che ci sia un problema, cosa che spetta ai genitori, è il primo passo per cercare di risolverlo.

Non è mai facile ricercare e accettare un aiuto esterno, ma a volte il tempo che si perde nel cercare di "fare da soli" è deleterio e peggiora il problema rendendo i tempi di risoluzione sempre più dilatati.

Ricordiamoci che gli hikikomori intendono in qualche modo recidere i contatti con il mondo.

Quel mondo che li giudica, quel mondo al quale non sentono di poter appartenere.

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