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L'aggressività ai tempi del COVID 19


In questo periodo mi sono interessata molto di come le persone percepissero l’emergenza e di come la gestissero.

Tutti noi abbiamo esperito emozioni contrastanti e un senso di confusione dettato dall'incertezza e dalle paure (vi rimando all'articolo sul Decalogo Anti Panico del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi).


Oggi però ci tengo a parlarvi delle dinamiche quantomeno interessanti che ho rintracciato nei social, nei gruppi e nei post individuali.

Ho realizzato questi due acquarelli che rappresentano perfettamente i due fronti sui quali ho visto schierarsi le persone: chi riesce a veicolare tranquillità nonostante tutto e chi invece agisce sulla scia di una rabbia cieca, per azione o reazione a reali o presunte ingiustizie subìte.


Ho percepito la maggior parte delle volte una necessità di aggregarsi e di unirsi creando un clima estremamente negativo, aggressivo e persino violento, trovando qualsiasi banale, piccolissimo capro espiatorio.


Bastava che una persona chiedesse in un gruppo “Posso ancora passeggiare?” in un momento in cui non vi erano ancora indicazioni chiare, per scatenare l’inferno.


L’indignazione che alcuni di noi stanno vivendo è parte del quadro di emergenza straordinario che si sta verificando.


Ma ci sono persone che nei social cercano uno svago, magari un momento per comunicare e interagire.


Ci sono persone sensibili, ci sono persone di cristallo.


Ci sono persone che danno un peso alle parole che leggono.

Inveendo o insultando stiamo solo alimentando quel clima di negatività che rischia solo di mettere ancor più a dura prova il nostro equilibrio.

Quindi anche le risposte che alcuni di noi pensano essere “smart” o “sarcastiche”, risposte che addirittura raccolgono infausti "successi" in termini di "like", non fanno altro che alimentare quell'aggressività che deriva dalla paura.

Come ho già detto alcuni giorni fa, esorto tutti noi ad essere portatori di energie buone, e ad escludere il più possibile ogni traccia di negatività.

In questo momento abbiamo bisogno di poterci confrontare in un clima aperto e solidale.

Voglio concludere con un concetto che condivido appieno del Prof. Borgna, che trovo estremamente adeguato al momento attuale:

"Certo, l'ansia (l'angoscia) può creare solidarietà e comunicazione ma essa può anche separare e isolare nel contesto delle infinite contraddizioni della vita. Forse, il coraggio necessario in questa apertura a una reciproca solidarietà ha in sé molte chances e molti rischi, insieme, ma è un'esperienza infinitamente umana e terapeutica."


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